Che cos'è exAmphora.
Per duemila anni il vino è nato dentro la terracotta. Le tecniche in legno e in acciaio che oggi diamo per scontate sono recentissime nella storia dell'enologia: una manciata di secoli, contro decine. L'argilla è arrivata prima, e in molte regioni del Mediterraneo non se n'è mai andata del tutto.
exAmphora non è una ricostruzione. È un progetto produttivo che parte dalle indicazioni di Catone (De Agri Cultura), Varrone e Columella (De Re Rustica) e Plinio il Vecchio (Naturalis Historia), le confronta con la pratica attuale dei vinificatori in anfora viventi — Friuli, Sicilia, Georgia — e arriva a un prodotto in cui il contenitore di consegna è la stessa anfora di terracotta in cui il vino è stato fermentato e affinato. Niente travasi, niente vetro: solo argilla, dalla vinificazione al sorso.
Il sistema di consegna replica per intero il modello romano: anfora sigillata, pittacium in papiro legato all'ansa con cordoncino — il cartellino vergato a mano descritto da Plinio nel libro XIV della Naturalis Historia — e imballaggio in ramaglie dentro una scatola di legno artigianale. Anche il viaggio è un gesto.
Sul piano enologico, l'anfora di terracotta cede al vino una micro-ossigenazione che il legno imita parzialmente e che l'acciaio non offre. Sul piano culturale, l'anfora consente di tenere il prodotto vicino alla sua forma originaria. Sul piano economico, ne fa un oggetto.
Il progetto nasce in seno al Centro Nazionale di Studi Classici, attivo da oltre dieci anni perché l'antichità non resti chiusa in biblioteca: si rilegge, si pronuncia, si abita. exAmphora è il prolungamento naturale di questo lavoro — una pubblicazione che, per una volta, si stappa.